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LA NOSTRA FRONTIERA

Il caro articolo redazionale, ma di qualità scientifica, che irrompe in quel bacino di utenti diventando materiale da biblioteca, a prova di futuro, fidelizzando le letture e pertanto i tuoi possibili clienti.

Se sei arrivato su questa pagina, abbastanza nascosta su questo sito,  vuol dire che il nostro modo di promuovere contenuti è efficace.

IN SINTESI

Con appena

  • duecentocinquanta euro, per avere un articolo redazionale senza nessun limite temporale, sui nostri siti che periodicamente gira su twitter, facebook, e altri social, che diventa parte integrante dei nostri contenuti.
  • con trecento euro, per avere un articolo redazionale sempre senza tempo, sui nostri siti e 60 giorni di Facebook Ads
  • e infine con trecentocinquanta euro, oltre  quello  che abbiamo già detto, invieremo  a una famiglia bisognosa in Bielorussia un pacco di cura, segnalandovi tra i nostri donatori, e in calce all’articolo del prezioso dono. Purtroppo non siamo in grado di garantirvi una foto della famiglia con il pacco ricevuto, per le difficili  condizioni ambientali, siamo solo in grado di garantirvi l’avvenuta ricezione.

Ovviamente non mettiamo limiti alla provvidenza, se ritieni di investire di più, saremo ben contenti di ascoltarti.

PERCHÉ SCEGLIERE NOI?

Perché siamo scelti da  importanti  fondazioni, che curano particolarmente la loro immagine , per veicolare i loro eventi, segno della qualità delle nostre pagine e sopratutto dei nostri lettori.

Crediamo che i nostri programmi porteranno in vita il tuo marchio e ti daranno molto valore aggiunto.

Contattaci oggi per saperne di più  e su come possiamo lavorare assieme perché il tuo marchio venga esposto correttamente.

Native advertising

Native advertising è una forma di advertising online che assume l’aspetto dei contenuti del sito sul quale è ospitata, cercando di generare interesse negli utenti. L’obiettivo è riprodurre l’esperienza utente del contesto in cui è posizionata, sia nell’aspetto che nel contenuto. Al contrario della pubblicità tradizionale che distrae il lettore dal contenuto per comunicare un messaggio di marketing, il native advertising cala completamente la pubblicità all’interno di un contesto senza interrompere l’attività degli utenti, poiché assume le medesime sembianze del contenuto, diventandone parte, amplificandone il significato e catturando l’attenzione del consumatore.

Nello specifico, il Native Advertising è un metodo pubblicitario contestuale che ibrida contenuti e annunci pubblicitari all’interno del contesto editoriale dove essi vengono posizionati (sia dal punto di vista grafico sia dal punto di vista della linea editoriale), indicando chiaramente chi è l’inserzionista che ‘sponsorizza’ tale contenuto. È distante dal Pubbliredazionale, che invece cerca di mascherare contenuti pubblicitari come articoli editoriali su prodotti o servizi.

In un articolo sulla prestigiosa Harvard Business Review, l’esperto di marketing Mitch Joel ha definito la Native Advertising come “un formato pubblicitario creato specificatamente per un determinato media sia dal punto di vista del formato tecnico sia dal punto di vista del contenuto (la creatività)”. L’obiettivo finale è quello di rendere l’annuncio pubblicitario meno intrusivo in modo che non interrompa la fruizione del contenuto che l’utente sta guardando, così da aumentare la percentuale di click e interazioni sull’annuncio.[3]

I formati più noti di Native Advertising sono probabilmente i cosiddetti In-Feed Units quali i promoted tweets di Twittero i promoted posts di Facebook.

L’approccio del Native Advertising ricorda in parte il Content marketing, anche se per quest’ultimo il fine è informativo piuttosto che promozionale. Lo sviluppo di internet e in particolare dei social media, ha modificato profondamente il rapporto tra consumatori e brands, per i quali la tradizionale strategia di marketing, denominata “interruption marketing”, non è più efficace.

Negli Stati Uniti esistono piattaforme di Native Advertising che servono siti differenti come ad esempio Nativo e Sharethrough oppure piattaforme proprietarie come Forbes’ Brandvoice™ e WP BrandConnect[del Washington Post. Anche il New York Times, nella nuova veste grafica online dall’8 gennaio 2013, ha iniziato a sperimentare il native advertising con articoli sponsorizzati da Dell.

Nel Dicembre 2013 lo IAB, dopo aver costituito a Giugno una task force, pubblica un primo documento ufficiale sul Native Advertising – Native Advertising Playbook– che raggruppa in sei categorie gli annunci più diffusi (in Italia, il documento, chiamato Native Advertising – The Art of Making, è stato presentato in occasione dello IAB Seminar tenutosi a Milano in data 15 aprile 2015).

Il 27 gennaio 2014 è stato presentato Multimag, un nuovo formato di comunicazione digitale nato della partnership tra la concessionaria Manzoni e la Condé Nast, che permetterà agli inserzionisti di sponsorizzare i contenuti editoriali.

Dal 1 Gennaio 2015 il native advertising è stato supportato anche in RTB grazie allo sviluppo del protocollo aggiornato dalla task force di IAB e la tecnologia in Italia è seguita da diverse agenzie tra cui AdvPlace.

A Febbraio 2015 IAB UK ha pubblicato un documento di linee guida per aumentare la trasparenza del Native Advertising.

Il 15 Aprile 2015 si è tenuto uno IAB Seminar a Milano sul tema Native Advertising, moderatore Marco Montemagno.

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